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venerdì 26 ottobre 2012

Burocrazia. La tassa occulta che strozza le imprese.

La burocrazia costa al sistema delle nostre piccole e medie imprese 26,5 miliardi di euro all'anno,  una media di circa 6.000 euro per azienda.
I dati sono forniti dalla CGIA di Mestre che ha analizzato gli oneri della burocrazia sulle piccole e medie imprese italiane (imprese con meno di 250 addetti) aggiornato al maggio di quest’anno.

I maggiori costi riguardano:
- il lavoro e la previdenza. La tenuta dei libri paga, le comunicazioni legate alle assunzioni o alle cessazioni di lavoro,  le denunce mensili dei dati retributivi e contributivi, l’ammontare delle retribuzioni e delle autoliquidazioni costano al sistema delle Pmi complessivamente 9,9 miliardi all’anno.
- la sicurezza nei luoghi di lavoro, che pesa per un importo di  4,6 miliardi di euro. La valutazione dei rischi, il piano operativo di sicurezza,  la formazione obbligatoria del titolare e dei dipendenti sono solo alcune delle voci che compongono i costi di questo settore.
- il settore ambiente con spese per 3,4 miliardi di euro l’anno. Le autorizzazioni per lo scarico delle acque reflue, la documentazione per l’impatto acustico, la tenuta dei registri dei rifiuti e le autorizzazioni per le emissioni in atmosfera sono le voci che determinano la gran parte degli oneri di questa sezione.
- la materia fiscale brucia alle aziende ulteriori 2,7 mld di euro. Comprende il costo amministrativo degli adempimenti in materia fiscale, le dichiarazioni dei sostituti di imposta, le comunicazioni periodiche ed annuali Iva, etc
- gli altri settori che incidono sui costi amministrativi delle pmi sono la privacy (circa 2,6 mld di €), la prevenzione incendi (1,4 mld di €), gli appalti (1,2 mld di €) e la tutela del paesaggio e dei beni culturali (0,6 miliardi di €). 

Le più penalizzate sono naturalmente le micro imprese e i lavoratori autonomi che, a differenza delle aziende di maggiori dimensioni, non posseggono una struttura amministrativa in grado di sbrigare tutte queste incombenze.

Quali le possibili soluzioni? La ricetta, a nostro avviso, è sempre la stessa: semplificare
Anche se tutti ne parlano nessuno fa nulla di veramente incisivo. Anzi, sembra che si proceda in direzione opposta: nuove leggi e nuovi adempimenti sovrapposti a quelli già esistenti. Una babele incomprensibile che solo un professionista (avvocato, commercialista, ingegnere ecc...) può risolvere. Non sarà che questo è proprio il risultato voluto? Le lobby professionali che siedono in parlamento pare non abbiano alcun interesse a semplificare materie sulle quali campano migliaia di loro colleghi.

Avanziamo allora alcune proposte a costo zero.
1. riordinare le varie materie in "testi unici" che non siano una mera raccolta delle norme esistenti (come adesso avviene), ma ripartano da zero con l'obiettivo di semplificare i procedimenti;
2. rendere obbligatorio il disbrigo degli adempimenti con la P.A. per esclusiva via telematica. Non si parla solo di trasmettere dati per Posta Elettronica Certificata (PEC), ma di organizzare nuovi portali web gestiti dalle Pubbliche Amministrazioni attraverso cui espletare le procedure richieste. Non è né difficile né rivoluzionario, ed è meno complicato che creare un sito per l'e-commerce (!). 
3. minimizzare l'intervento dei funzionari pubblici con l'istituto del "silenzio assenso" per tutte le richieste di pareri, nulla osta ecc.. rivolte alle P.A. Se l'Ente non risponde entro 30/60 giorni (dipende dai casi) il parere si intende positivo e l'azienda può procedere senza ulteriori ritardi.
Con le semplificazioni si potrebbero almeno dimezzare i costi della burocrazia, liberando risorse per circa 13 miliardi l'anno. Di questi tempi non è poco.

mercoledì 24 ottobre 2012

VOGLIAMO TUTELARE IL LAVORO?


Partiamo dalla Costituzione:


art.1 << L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione>>;

art.4 << La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. 
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società>>

art.35 : << la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni.>>


Da nord a sud della nostra Italia, non si può far finta e stare in silenzio e non ascoltare la voce di tante persone che gridano la loro disperazione dinnanzi a situazioni economicamente disastrose, tanti sono gli esempi nella nostra Regione, la Sardegna: caso Keller, Alcoa, ecc. ecc.ecc.
Come nel resto d'Italia! tantissimi sono i casi.
Quanti accorati appelli! quante domande alla classe dirigente! Sembra proprio che le tante manifestazioni i tanti accorati appelli di centinaia di famiglie non vengano ascoltate.
 Il lavoro, è lo strumento che fa muovere e sviluppare la nostra economia.
 Famiglie senza lavoro, non consumano e tutto si ferma, si paralizza.

 Occorrono riforme concrete per :

 1)  LE IMPRESE:
 Sostenerle non solo nella nascita ma nella crescita. Questo potrebbe essere raggiunto attraverso formule di finanziamento non a fondo perduto, ma attraverso l'erogazione di mutui a lungo termine (30 anni) da restituire a tassi agevolati; Quindi si avrebbe un risparmio delle risorse pubbliche, eliminazione dei finanziamenti a fondo perduto. Verrebbero incentivate e finanziate le idee imprenditoriali per lungo periodo. Attraverso una preventiva analisi di mercato.
Le aziende sarebbero più produttive e competitive, sarebbe favorita altresì  l'assunzione di personale, quindi impiego di forza lavoro, diminuzione di disoccupazione.



2) L'UNIVERSITA' 

ELIMINAZIONE DELLE UNIVERSITA' A NUMERO CHIUSO. Tutti hanno, diritto in base alle proprie aspirazioni, a seguire un determinato percorso di studi, e certamente conseguiranno il proprio titolo di laurea solo con meriti.
Le università devono essere svecchiate nel senso che alla" teoria" deve contemporaneamente seguire "l'effettiva pratica" questo per facilitale l'inserimento dei laureati all'esercizio della professione.
Quanto ai rettori delle università devono essere eletti una sola volta per la durata di 5 anni di carica, per poi cedere il posto ad altro rettore. L'Università costituisce una grande risorsa dove attingere eccellenze dirette ad essere impiegate nella classe dirigente per concorrere allo sviluppo e alla crescita del paese.





 3) INTRODUZIONE DEL LAVORO GRATUITO PER I CARCERATI 
Sarebbe più utile che tutti coloro che hanno commesso un reato, restituissero in forma di lavoro il danno arrecato alla società, per aver commesso un reato.
Salvo i carcerati  che per motivi di sicurezza devono stare in isolamento,  tutti gli altri carcerati potrebbero essere impiegati in lavori di costruzione e ripristino di immobili,  pulizia strade ecc. ecc., sempre sotto osservazione degli agenti penitenziari.



4) FORZE ARMATE

Potenziamento di tutte le forze armate,  nel numero del personale e nella dotazione di mezzi e strumenti all'avanguardia. E' penoso sentire dire che non possono svolgere le loro funzioni  con efficenza perchè non hanno mezzi idonei.
Occorre impegnare personale delle forze armate   in operazioni di vigilanza e controllo più incisivo del territorio. Occorre diminuire le risorse destinate a missioni e impiegarle in altri settori.
Inoltre occorrerebbe procedere all'adeguamento degli stipendi, in particolare diminuzione degli stipendi degli ufficiali; Dovrebbe essere obbligatorio per tutti un test antidroga.


5) PROSTITUZIONE

Coloro che svolgono tale professione devono essere regolamentate attraverso apertura di partita IVA e regolare contribuzione. L'esercizio deve essere effettuato in apposite strutture assistite da apposito controllo medico per la prevenzione di malattie.
 Non si può impedire l'esercizio della prostituzione, ma lo sfruttamento va punito severamente.
 Questo per liberare le strade,  e evitare di vedere scene sconcertanti anche alla luce del sole.



domenica 21 ottobre 2012

E' arrivato il momento

E' arrivato il momento di far sentire la voce di chi lavora ma non riesce ad arrivare alla fine del mese, di chi ha lavorato tutta la vita e si vede negare i suoi diritti, di chi vorrebbe lavorare e davanti a se trova solamente ostacoli.
Insomma, è arrivato il momento di far sentire la nostra voce.
Questo non è un partito. E' un movimento che vuole essere di proposta e non solo di protesta. Il nostro programma è fatto di azioni concrete, intorno alle quali vogliamo raccogliere persone che credono, come noi, di poter cambiare le cose.
La nostra voce è adesso, ma per farci sentire abbiamo bisogno anche del tuo aiuto.