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domenica 21 ottobre 2012

Il fallimento del governo Monti. Le banche scippano alle imprese per regalare allo Stato

Il Centro Studi Unimpresa ha analizzato i dati su 12 mesi di credit crunch: "Negli ultimi dodici mesi il ritmo dei finanziamenti degli istituti di credito ha visto un drastico calo degli impieghi nei confronti delle famiglie e delle imprese", per un totale di 34,7 miliardi in meno. Al contrario il sostegno degli istituti all'amministrazione centrale non è venuto meno: +6,06% su base annua.

Il comportamento delle banche – ha spiegato il presidente dell’associazione, Paolo Longobardi – è pericoloso e dannoso: hanno comprato a mani basse denaro a tassi stracciati, l’1%, dalla Banca centrale europea e, invece di impiegarlo sul mercato per la crescita economica, lo hanno investito nei Btp con interessi anche oltre il 5%, assicurandosi un guadagno secco e a portata di mano di circa quattro punti percentuali. Così non si aiuta la ripresa, ma si fa letteralmente affondare il Paese”. 
Non solo. “Il rischio è quello di distruggere un tessuto fitto di filiere su cui si poggia anche la media e grande impresa – dice ancora Longobardi – Senza contare che si stanno mettendo a repentaglio centinaia di migliaia di posti di lavoro che, una volta persi, deprimeranno ancora di più i consumi interni. Di un dato si è certi: chi sopravvivrà alla mattanza praticata dagli istituti di credito – sottolinea Longobardi – uscirà dal 2012 ancor più stremato”.
Di chi è la colpa? delle banche che in fondo sono imprese private e fanno i loro interessi o di chi non ha vigilato (o voluto vigilare)?
E' ora di cambiare le regole. Perché avvalersi di un costoso intermediario quando lo Stato potrebbe finanziarsi con una spesa nettamente inferiore? 
Noi proponiamo una norma che imponga agli istituti di credito che il tasso di interesse passivo sui prestiti alle famiglie e alle imprese non superi i cinque punti percentuali rispetto al tasso del denaro acquistato dalla Banca Centrale Europea
In altri termini se il tasso di acquisto dalla B.C.E. è l'1% il tasso praticato alle imprese e famiglie non potrà superare il 6%. I tassi superiori saranno considerati usurai, e puniti penalmente come tali.

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